La guerra romano-persiana del 602-628, conosciuta anche come guerra romano-sasanide del 602-628, fu combattuta tra l'Impero romano d'Oriente (comunemente chiamato e noto come Impero bizantino, da Bisanzio, l'antico nome della sua capitale) e la Persia della dinastia dei Sasanidi. La guerra precedente si era conclusa nel 591 in seguito all'intervento militare di Maurizio contro l'usurpatore sasanide Bahram Chobin per restaurare il re legittimo sasanide Cosroe II sul trono. Nel 602, Maurizio fu assassinato da una rivolta dell'esercito che elesse imperatore Foca. L'assassinio del suo benefattore fornì a Cosroe il pretesto di dichiarare guerra a Foca, con la giustificazione di dover vendicare l'assassinio di Maurizio. La guerra durò ben tre decenni e arrivò a coinvolgere gran parte del Medio Oriente, oltre alla Tracia: le zone interessate furono in particolare l'Egitto, il Levante, la Mesopotamia, il Caucaso, l'Anatolia, e persino i dintorni di Costantinopoli stessa videro l'imperversare della battaglia.

La Guerra Romano-Persiana fu un lungo e logorante conflitto tra l'Impero bizantino e l'Impero sasanide, che indebolì entrambi gli schieramenti e favorì, in seguito, l'espansione del Califfato islamico. Alla fine del VI secolo, l'Impero bizantino e quello persiano avevano concluso un conflitto durato dal 572 al 591. L'imperatore bizantino Maurizio aveva aiutato il sovrano persiano Cosroe II a riconquistare il trono, ottenendo in cambio la cessione di alcune terre e l'eliminazione del tributo che i Bizantini pagavano ai Persiani. Tuttavia, Maurizio si inimicò l'esercito a causa di misure economiche impopolari e nel 602 fu rovesciato e giustiziato dal generale Foca, che prese il potere. Cosroe II, legato a Maurizio, colse l’occasione per dichiarare guerra a Bisanzio con il pretesto di vendicarlo. Il conflitto, iniziato nel 603, fu favorito anche dalla richiesta d’aiuto di Narsete, un generale bizantino che si opponeva a Foca e si alleò con i Persiani. 

La prima fase della guerra fu disastrosa per i Bizantini. I Persiani, guidati da abili generali come Shahrvaraz e Shahin, conquistarono rapidamente la Mesopotamia, l'Osroene e gran parte dell'Armenia. La roccaforte di Dara cadde nel 605, mentre tra il 604 e il 610 tutte le principali città a est dell'Eufrate furono conquistate. L'instabilità interna bizantina favorì l'avanzata persiana: Foca, più che concentrarsi sulla guerra, si dedicò a persecuzioni religiose e alla repressione di rivolte interne. Nel frattempo, in Africa, Eraclio il Vecchio e suo figlio Eraclio si ribellarono contro Foca. Nel 610, Eraclio salpò per Costantinopoli e rovesciò Foca, prendendo il potere. Tuttavia, la situazione per Bisanzio non migliorò subito. Nonostante l’ascesa di Eraclio, i Persiani continuarono ad avanzare. Rifiutando le offerte di pace del nuovo imperatore, invasero la Siria e conquistarono Antiochia nel 611. Successivamente, occuparono la Cappadocia e la città strategica di Cesarea.

La disorganizzazione bizantina e le difficoltà interne resero impossibile un’efficace resistenza. La situazione per Eraclio era disperata: mentre Cosroe rifiutava ogni proposta di pace, i Balcani venivano devastati dagli Avari e Costantinopoli era colpita da carestie e pestilenze. Nel 617/618, Eraclio tentò di negoziare con il generale persiano Shahin, ma Cosroe rifiutò con sdegno e fece giustiziare gli ambasciatori bizantini. Sfiduciato, Eraclio pensò di rifugiarsi a Cartagine, ma il patriarca di Costantinopoli lo convinse a restare e combattere. Nel 619, gli Avari finsero di riconciliarsi con Costantinopoli, ma tradirono i Bizantini durante una celebrazione, catturando 270.000 prigionieri. Tuttavia, nel 620 (o 623, secondo alcune fonti), concessero una tregua. Cosroe, dopo sei anni di guerra, accettò di non conquistare Costantinopoli in cambio di un tributo annuo, ma Eraclio non si arrese e preparò una controffensiva. Per finanziare la guerra, l'imperatore aumentò le tasse, ridusse la paga degli ufficiali e requisì i tesori della Chiesa. Grazie a queste misure, poté ricostruire l'esercito e rafforzare le casse dello Stato.

Alcuni storici attribuiscono a questo periodo la creazione dei Temi, le circoscrizioni militari dell'Impero bizantino, sebbene la loro istituzione sia oggetto di dibattito. Nel 622, Eraclio lasciò Costantinopoli per addestrare il suo esercito in Bitinia. Dopo aver motivato le truppe con discorsi religiosi, sconfisse il generale persiano Shahrvaraz con un'abile strategia. Tornato a Costantinopoli per trattare con gli Avari, ricevette un'ennesima offesa da Cosroe, che rifiutò ogni trattativa. Nel 624, Eraclio lanciò una seconda spedizione, invadendo l'Armenia e l'Azerbaigian e saccheggiando la capitale persiana Ganzaca. Cosroe tentò di fermarlo richiamando tre eserciti persiani, ma Eraclio, con abili manovre, riuscì a mantenere l'iniziativa. Pur essendo in inferiorità numerica, motivò i suoi uomini con un discorso coraggioso, preparando la battaglia decisiva contro l'Impero sasanide.

Dopo aver intercettato i messaggeri persiani, Eraclio sostituì la lettera di Cosroe II con un falso ordine che ingannò il generale Shahrvaraz. Convinto che Cosroe volesse eliminarlo, Shahrvaraz si ribellò e negoziò la pace con i Bizantini, lasciando Cosroe senza il suo miglior comandante. Nel 627 Eraclio, con il supporto dei Göktürk, lanciò un’offensiva contro la Persia. Mentre i Bizantini assediavano Tiflis, Eraclio attaccò direttamente il cuore dell'Impero sasanide, sorprendendo i Persiani con una campagna invernale. Il 12 dicembre 627 sconfisse l’esercito persiano nella Battaglia di Ninive, uccidendo il comandante nemico Rhahzadh. Dopo la vittoria, saccheggiò Dastagird, una delle residenze reali di Cosroe, ma non riuscì a conquistare Ctesifonte. La situazione in Persia precipitò: Cosroe fu deposto e ucciso dal figlio Kavad II, che siglò la pace con Eraclio nel 628, restituendo i territori occupati e la Vera Croce. Nonostante la tregua, il generale Shahrvaraz mantenne il controllo della Siria e dell'Egitto fino al 629, quando un nuovo accordo con Eraclio restituì questi territori ai Bizantini.

Nel 631 Shahrvaraz fu assassinato e l’anarchia in Persia permise ai Bizantini di riconquistare le terre cedute. Eraclio tornò a Costantinopoli in trionfo e nel 630 riportò personalmente la Vera Croce a Gerusalemme. Tuttavia, il lungo conflitto aveva indebolito l'Impero: le province orientali, economicamente provate e religiosamente perseguitate, si dimostrarono vulnerabili all'espansione degli Arabi. Nel frattempo, la Persia precipitava in una profonda crisi. Kavad II morì dopo pochi mesi di regno, aprendo un periodo di anarchia e guerra civile. Nei quattro anni successivi si susseguirono ben nove sovrani, inclusi membri della famiglia di Cosroe II e il generale Shahrvaraz. Questo caos politico indebolì notevolmente l'Impero sasanide, con il potere che passò dalle autorità centrali ai comandanti militari. Solo nella primavera del 632, con l'incoronazione di Yazdgard III, nipote di Cosroe II, terminò l'anarchia. Tuttavia, ciò non bastò a salvare l'Impero dall'invasione araba, che nello stesso anno lanciò le prime incursioni in territorio persiano.

L'indebolimento simultaneo di Bizantini e Sasanidi ebbe conseguenze decisive per il futuro della regione. I Persiani affrontarono una crisi economica aggravata da tasse elevate, conflitti religiosi, rigidità sociale e un rapido susseguirsi di sovrani. Questi fattori facilitarono la conquista islamica della Persia. Anche l'Impero bizantino soffriva: le casse statali erano vuote, i Balcani sotto il controllo degli Slavi e le province orientali impoverite dalla lunga occupazione persiana. Secondo storici come George Liska, il prolungato conflitto bizantino-persiano aprì la strada all'espansione islamica. Nel 634 gli Arabi invasero la Siria bizantina e, dopo la sconfitta bizantina nella battaglia dello Yarmuk (636), Eraclio abbandonò la difesa della regione, ritirando le truppe in Anatolia. La popolazione locale accolse gli Arabi favorevolmente grazie alla riduzione delle tasse e a una maggiore tolleranza religiosa. Nel 641, anno della morte di Eraclio, tutte le province recuperate furono perdute nuovamente a favore degli Arabi.

Nel 698 gli Arabi conquistarono il Nord Africa, riducendo l'Impero bizantino a un territorio che comprendeva Anatolia, isole e alcune zone nei Balcani e in Italia. Tuttavia, a differenza della Persia, Bisanzio riuscì a sopravvivere, respingendo due assedi arabi a Costantinopoli nel 674-678 e nel 717-718. I Persiani facevano affidamento sulla loro cavalleria d'élite, i Savārān, armati di lance e supportati da arcieri con una gittata letale di 175 metri. La loro tattica prevedeva il combattimento su terreni accidentati per evitare il corpo a corpo con i Bizantini. L'esercito bizantino, invece, si basava sulla cavalleria catafratta, unità pesantemente corazzate armate di lance, archi e spade. La fanteria bizantina combinava elementi della legione romana con la falange greca, impiegando scutati con armatura lamellare e armi atte a contrastare la cavalleria nemica. Gli Avari e gli Slavi, alleati di volta in volta dei Persiani o dei Bizantini, portarono innovazioni negli assedi, utilizzando torri d'assedio e catapulte, sebbene la loro dipendenza dal saccheggio limitasse la loro capacità di sostenere conflitti prolungati. Eraclio applicò tattiche di guerriglia, sfruttando la sorpresa e le imboscate per ribaltare la superiorità numerica persiana. Il suo successo fu anche dovuto alle alleanze con i popoli del Caucaso e i Göktürk, il cui supporto fu cruciale nella campagna del 627. Per sopperire ai problemi logistici, Eraclio impiegò requisizioni forzate in Anatolia e utilizzò i rifornimenti sottratti ai Persiani. 

Le fonti su questa guerra provengono principalmente da cronisti bizantini come il Chronicon Paschale e Giorgio di Pisidia, oltre alla Cronaca di Teofane e la Breve Storia del Patriarca Niceforo I. Le fonti persiane originali sono andate perdute, ma informazioni derivano da cronache armene, siriache e arabe, tra cui la Storia dei profeti e dei re di al-Tabarī. Il Corano stesso menziona il conflitto, sebbene con interpretazioni da valutare con cautela. Gli studi moderni, come quelli di Edward Luttwak, evidenziano l'importanza della logistica e delle alleanze nel successo di Eraclio. La guerra bizantino-persiana è considerata da storici come Clive Foss il primo stadio della fine dell'Antichità in Asia Minore, segnando la transizione verso l'era medievale e preparando il terreno per l'ascesa dell'Islam.

 

Wikipedia: Guerra romano-persiana del 602-628

 

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 immagine: Impero Bizantino e Sasanide nel 600 D.C.